Riviera IN - Riviera del Conero

Filottrano salva il biroccio


Il carro agricolo marchigiano


Le tradizione popolari sembrano ormai andate perse. Ma ci sono nelle Marche ancora luoghi in cui si conservano vecchi oggetti del passato. È il caso di Filottrano, cittadina dell’interland della riviera del Conero. Nel museo Beltrami-Luchetti è esposto il tradizionale carro agricolo marchigiano che pesa intorno ai quattro quintali. È in legno d'olmo, con parti in noce, querce e anche accia: il biroccio è un carro dipinto di origine etrusca e di fondamentale importanza nelle attività agricole delle Marche. Ma la sua funzione non si è fermata nel lavoro dei campi, perché nella Seconda Guerra Mondiale è stato utilizzato come mezzo di trasporto per le armi. La collezione di carri agricoli, nata nel 1967 da Glauco Luchetti, di Filottrano è esposta nel Palazzo Beltrami-Luchetti. A corredare l'importanza dell'esposizione si potrà anche consultare un elegante libro – anche grazie il presto bibliotecario – che è una fonde inesauribile di informazioni sul biroccio marchigiano. Ma vale la pena andare a Filottrano per scoprire anche le diversità del territorio che sono esposte nelle quattro sale del palazzo nobile. Il biroccio, dipinto con colori naturali, ha sulle sponde del carro immagini popolari – spesso della pietà – con una ricca iconologia di santi ed eventi religiosi e la festosità della frutta, dei vasi, dei colori di personaggi fumettistici e dei Santi. Ma il colore è il vero protagonista del carro agricolo. Nel museo di Filottrano le tavole dei birocci con il gioco –altro importante strumento di utilizzo per fermare il bestiame –sono la parte più preziosa della collezione. Rappresentano la popolarità della gente delle Marche. Vengono riprodotte immagini del trasporto della Santa Casa di Loreto e del culto dei Santi. Poco lontano dal centro storico, infatti, c'è il santuario di Tornazzano che conserva un ciclo di affreschi del ‘300. Il corredo didattico del museo è molto ricco. Sono esposti alle pareti molte fotografie, disegni, oggetti tipici della vita contadina. I pezzi esposti sono circa duecento e vanno dal 1888 al 1951 e raccontano la storia locale con estro e ingegnosità. La raccolta di oggetti ha anche una sezione didattica che permette di conoscere l’evoluzione del tradizionale biroccio nella vita sociale dei marchigiani


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