Fede, storia e tradizione sono alla base di un viaggio di riscoperta delle Marche. La formula mare - riviera e collina - e natura sono gli elementi che fanno riscoprire la spiritualità del territorio.
Ma come fare? La devozione popolare ha lasciato impresso il marchio secolare nella costruzione di chiese, abbazie e santuari in montagna, ma anche nella costa.
Le testimonianze di fede religiose di molti centri della riviera dell'interland delle Marche rappresentano un ricordo del passato.
Non importa se una parte di questa geografia spirituale è diventata un semplice simbolo. Ma le strade che conducono verso la montagna del Conero o salendo le pendici del Monte Catria sono il segno tangibile di un passato che rivive ancora nella memoria.
Le vie del pellegrinaggio parlano ancora alle emozioni. Le abbazie delle Marche nutrono la nostra immaginazione e la spiritualità.
I pellegrinaggi nelle chiese più venerate erano oggetto di forte attenzione. I loro viaggi spesso erano la testimonianza della fede e della speranza.
Lo spirito che animava le persone non era diverso dalla fede di tanti giovani di oggi. Del resto la presenza di
Loreto ha permesso che venissero costruiti - attraverso il suo ruolo centro della cristianità - anche santuari minori, addirittura piccolissimi che sono ancora vivi nelle tradizioni ed hanno conservato intatta la loro forza di attrazione e di richiamo.

Anche
Urbino è coinvolta, nonostante sia meta d'arte, perché partono dalla città dei duchi molti turisti per andare a pregare nella chiesa dedicata alla Madonna del Pelingo di
Acqualagna. Luoghi della fede è anche
Cagli con la chiesa di Santa Maria delle Stelle di Montemartello.
Il viaggio nelle tradizioni religiose delle Marche fa incontrare la gente che ritrova nel pellegrinaggio la familiarità con la fede e i Santi.
Tutto ciò ci mette in diretto contatto con un modo umile per uscire dall'ingranaggio delle abitudini, dalla fatica dell'esistenza alla mediocrità della vita quotidiana.
Il
Santuario di Loreto attrae migliaia di fedeli: le varie confraternite marchigiane, almeno una volta l'anno si recano a visitare la Santa Casa e talvolta anche altre piccole chiese che costituiscono luoghi della devozione (altrettanto suggestivi e ricchi di storia).
Tuttavia nella regione Marche sopravvivono molti stili che fanno ad una profonda contemplazione.
La chiesa di
S. Maria di Portonovo è costruita con candidi conci di pietra locale.
L'edificio risale circa all'anno Mille. Mentre il
Duomo di Osimo, anch'esso in stile romanico e dedicato a San Leopardo, primo vescovo della città, risale al Duecento. Nell'Appennino marchigiano a Genga troviamo uno splendido esempio di architettura abbaziale, la chiesa di
S. Vittore alle Chiuse.
È stata costruita su di un fondo romano dell'anno Mille. L'edificio religioso come Santa Maria di Portonvo è l'innesto tra tradizione ed arte e cultura bizantina dell'Italia del Sud e la cultura ravennate che si diffuse grazie ai lasciti di molte famiglie nobili. L'abbazia di
S. Vincenzo al Furlo ad Acqualagna, invece, è celebre per il soggiorno di San Romualdo di Ravenna e San Pier Damiani.

La chiesa abbaziale, che sorge presso il Metauro vicino alla gola del Furlo, aveva una pianta a due navate di cui resta la maggiore. Nel Monte Catria troviamo invece l'
Eremo di Santa Croce di Fonte Avellana. L'abbazia è stata resa celebre dal XXI Canto del Paradiso di Dante Alighieri.
Al posto delle originarie celle troviamo numerosi edifici in pietra tra cui il chiostro, la chiesa con cripta, la sala del Capitolo, lo splendido
scriptorium, le celle dei monaci, la foresteria e la Biblioteca, nobili e austeri ambienti che si stringono attorno alla massiccia torre campanaria ed ospitano ancor oggi i monaci camaldolesi.
Il complesso dispone di un chiostro e di uno
scriptorium risalente al Duecento. Al suo interno si trova la Biblioteca "Dante Alighieri" con più di ricca di 10.000 volumi, oltre a codi miniati antichi libri sacri.